Discorso di Sua Eccellenza Carlo Mazza, Vescovo di Fidenza
Un saluto
Vorrei brevemente sottolineare alcuni aspetti dell’evento.
2. In secondo luogo ci sta la parola “Popoli”. Appare subito che non è una festa qualsiasi, ma essenzialmente si conforma come caratterizzata dai “Popoli”, cioè da entità etniche ben qualificate, definite e riconosciute dai diritti inviolabili dei popoli, siano essi istituiti in patti statuali o no.
3. In realtà la convivenza si costruisce insieme e costituisce il fondamento di una convergente e conveniente intenzione di un buon vivere. Nella convivenza ogni formazione sociale si adegua ad una disciplina comune, al modo di un patto e di un’alleanza, e si determina attraverso l’assunzione di regole e di valori che definiscono la stessa civiltà.
4. Com’è noto, da sempre ho sostenuto il valore della “Festa dei popoli”, come un’occasione di incontro, di gioia, di conoscenza. Credo infatti che è solo creando situazioni di concreta convivenza che possono essere difese le proprie ragioni e nel contempo accogliere quelle degli altri. Ciò suppone il mettere insieme la buona volontà di tutti, a prova di una capacità di dono scambiato.
5. Al riguardo, quanto appare bello saper condividere la propria religione, le convinzioni di fede, la preghiera perché ogni uomo, qualunque sia la sua appartenenza, si compone allo stesso modo di “corpo, spirito e anima”. Perciò la “Festa dei popoli” richiede di mettere in comune le proprie convinzioni religiose, senza paura e senza nascondimento.
CORSO DI ALFABETIZZAZIONE DI LINGUA ITALIANA
Anno 2009/2010
STRUTTURA DEL CORSO
Il corso è iniziato il 29 settembre 2009 ed è terminato il 1 giugno 2010. Si è svolto due giorni alla settimana, il martedì e il venerdì dalle 14.30 alle 16.00 con un intervallo durante le vacanze di Natale e Pasqua.
PRESENZE
In media la presenza è stata di 15 persone , ma spesso si sono superate le 20 – 25. Non c’è mai stata molta omogeneità nelle presenze e si è notato un evidente turn over tra il primo ed il secondo periodo, segnato anche da un cambio di etnie.
NAZIONALITA’
All’inizio la nazionalità predominante è stata quella Etiope, dalla metà dell’anno quella Senegalese. Si sono presentate persone provenienti dal Sud America (Argentina, Ecuador, Perù…) e alcune dai Paesi dell’Est (Albania, Romania, Ucraina…). Si sono registrate presenze maggiormente femminili, ma molto alterne, dal Nord Africa (Marocco, Egitto, Tunisia…).
SEDE
La sede del corso è stata la Sala Civica “Taddei” in Largo Leopardi che, nonostante fosse più che accogliente, è risultata spesso insufficiente ed inadeguata per svolgere un insegnamento più individualizzato per la difficoltà di passare tra i tavoli e non coprire la visibilità della lavagna.
MATERIALE DIDATTICO
Ai partecipanti è stato fornito materiale didattico (quaderni, penne…) e sono state distribuite varie fotocopie. Si è utilizzata una lavagna a fogli e la lavagna luminosa con il proiettore, oltre a vari cartelloni e carte geografiche. Il quaderno personale non è stato da tutti utilizzato in modo adeguato per tenere in ordine il materiale e per svolgere compiti e ripasso.
INSEGNANTI
Due gli insegnanti principali, Ileana al martedì e Giorgio al venerdì, a cui si sono affiancati altri volontari; fondamentale la presenza del maestro Maffini che, oltre ad insegnare, ha fornito un importante supporto con l’uso della lavagna luminosa e del proiettore. Gli altri volontari, nei limiti del possibile e compatibilmente con il numero di presenze e la sistemazione logistica della stanza, hanno cercato di seguire individualmente soprattutto i casi di persone con maggiori difficoltà.
STUDENTI
Il livello degli studenti si è presentato molto eterogeneo. Alcuni partivano da un livello molto basso e quasi nullo di scolarità, qualcuno era anche laureato e conosceva già abbastanza la lingua. Questa situazione così variegata ha creato difficoltà di organizzazione.
METODOLOGIE
Il metodo è stato essenzialmente quello della lezione frontale con alcuni momenti di esercitazioni individuali. La prima parte della lezione era prevalentemente di ascolto, poi si procedeva con la scrittura sulla lavagna e la trascrizione sul quaderno. Queste fasi potevano essere organizzate anche diversamente in base alle necessità. E’ stato dato ampio spazio alla lettura e all’ascolto. Gli argomenti trattati sono stati le principali regole grammaticali (soprattutto verbi e preposizioni) e i vocaboli, inseriti in contesti legati alla vita di tutti i giorni ma anche in contesti più ampi come quello istituzionale, geografico, politico e sociale del nostro Paese.
OBIETTIVI RAGGIUNTI
Sono stati raggiunti due obiettivi di base:
- un buon clima di socializzazione all’interno del gruppo di studenti e di stima e collaborazione
con i docenti
- una conoscenza della lingua italiana differenziata a seconda del livello di partenza, della
cultura e dell’impegno di ciascuno.
La struttura che ospita le donne in difficoltà è stata benedetta dal Vescovo Mazza.
La casa di prima accoglienza dedicata alla memoria dell’indimenticato don Camillo Mellini ha riaperto i battenti, dopo una pausa forzata per lavori di ristrutturazione e messa a norma. Per inaugurarla è stata scelta una giornata emblematica: la ricorrenza della festa della donna, perchè la casa “Don Camillo” è nata proprio per accogliere donne immigrate e in difficoltà.
Nella chiesa di San Pietro, la parrocchia alla quale fa capo la casa, gremita di fedeli, il vescovo monsignor Carlo Mazza, ha presieduto la solenne funzione religiosa. Il parroco don Gianemilio Pedroni ha colto l’occasione per ringraziare le componenti che hanno permesso di riaprire e di mantenere la struttura nella sua specificità: parrocchia, “Associazione Don Camillo” e Caritas. Dopo la messa, è stata inaugurata la casa, con la benedizione impartita ai locali, dal vescovo Carlo Mazza. Erano presenti anche numerose donne straniere che hanno trovato ospitalità nella casa, quando, arrivate in città da paesi lontani, non sapevano dove andare. Erano presenti anche l’assessore ai Servizi sociali Marilena Pinazzini, il presidente dell’associazione “Don Camillo”, Andrea Mellini, il direttore della Caritas, Silvano Pietralunga, l’assessore provinciale Giancarlo Castellani, il vice presidente del Consiglio provinciale di Parma Manfredo Pedroni, altre autorità e volontari. Il vescovo Mazza ha definito la casa “Don Camillo” centro per “vicini e lontani”, dove poter camminare insieme in un percorso di carità e di accoglienza.
Gazzetta di Parma – Mercoledì 10 marzo 2010
Coloro che desiderano aderire all’iniziativa di convertire i punti della Coop e del Conad in buoni spesa da utilizzare per la Casa di accoglienza di san Pietro, sono pregati di contattare Marisa Rubini (tel. 0524/84760).
Fidenza, 7 marzo 2010
ASSOCIAZIONE DON CAMILLO MELLINI
“Nel cammino della vita bisogna fare come il marinaio
che con la mano tiene il timone e con l’occhio fissa le stelle”…
don Camillo Mellini
Fidenza, 25 Febbraio 2010
La S.V. è invitata alla cerimonia di apertura della
CASA DI PRIMA ACCOGLIENZA FEMMINILE SAN PIETRO APOSTOLO
IN VIA BERZIERI 9, A FIDENZA (PARMA)
che si terrà il giorno 8 Marzo 2010 in concomitanza con la Giornata Internazionale della Donna.
La cerimonia comincerà con la Santa Messa delle 17:30, presieduta da S.E. Mons. Carlo Mazza, Vescovo
di Fidenza alla quale faranno seguito alcuni brevi interventi delle autorità civili.
Successivamente apriremo la casa agli ospiti perché possano visitarla guidati dagli operatori
dell’Associazione.
Silvano Pietralunga Andrea Mellini
Direttore Caritas Diocesana Presidente Associazione don Camillo Mellini
Venerdì 12/02/2010 presso la parrocchia di san Pietro Apostolo si è tenuta l’assemblea annuale dell’Associazione, presieduta da Andrea Mellini.
E’ intervenuta la vernacolista borghigiana Claretta Ferrarini che ha letto alcuni passi del suo ultimo libro “…Sì…to surèlla cävala a ‘n òppi!”, il cui ricavato è stato in gran parte devoluto all’Associazione.
Claretta, con la naturalezza, la simpatia e la spontaneità che la contraddistinguono, ha divertito ed emozionato i presenti ricordando espressioni, modi di dire e proverbi di un tempo.
La maestra Ileana Farolini ha illustrato il progetto della Scuola di lingua italiana che si sta attuando con successo da due anni con la partecipazione di numerosi extracomunitari; quest’anno la scuola conta più di trenta iscritti di diverse nazionalità.
Il presidente Andrea Mellini ha comunicato che i lavori di ristrutturazione della ex casa di don Camillo sono terminati grazie al coinvolgimento economico dell’Associazione e alla collaborazione di numerosi volontari.
Il direttore della Caritas, Silvano Pietralunga, ha presentato il regolamento della casa di accoglienza che è stato approvato dall’assemblea.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto a don Gianemilio Pedroni che si è prodigato affinchè la casa di san Pietro fosse riaperta.
L’inaugurazione della casa è prevista per il giorno 8 marzo 2010.
Il 7/2/2010 si è svolta la festa di “Cureàn ad ‘na vota” presso l’agriturismo “La Broncarda”.
In tanti si sono ritrovati a festeggiare e a ricordare i mitici anni ’60, quando un nugolo di ragazzini scatenati scorazzava tra i casermoni del nuovo quartiere Corea, il bar Rastelli e il capannone che ospitava la chiesa di don Camillo.
Impossibile dimenticare le partite di calcio nel campetto, le sfide a babilot, le briscole nel bar e la presenza vigile di don Camillo, ca ‘l däva-da-mênt e ‘l müciäva-sö tütt i sarpìlli cul bräghi cürti; ca ‘l ga däva ‘d j’arión da drisärägh èll j’urìcci, mo lûr j’erän sempar lé li stéss tanme di bižiôn taca ‘n fiûr.
Lüssi a j’òcc’ e ‘na strìca äl cör, quanda ‘l pueta burghžàn G.Carlo Loreni, l’ha ližì la sò bèlla puešia: “I Rägâs äd la Corea”
I rägâs ad la Corea
L’era al ’60. Forži al ’62.
Inturna ‘na distesa ad casarmón e grü
ch’a scänceläva i fiûr e la campagna,
ch’a žüpliva l’Arvacia e ‘scundiva la muntâgna.
‘Na fila ‘d päläžón da fèr päüra
ch’a s’älvèvè vêrs al ciêl da la piänüra
quäži pr’a ‘d mändär scüža al Signûr
par l’architèt ch’äva fât un brütt lavûr.
In tütt i büž, lughè in ogni cäntón,
‘na schiera ‘d cävälèt’ti vistidi da garžón
ch’a sälta, ch’a fis’cia, ch’a sbraja <<gugnén!>>,
ch’a cur’ra, ch’a rid’da, ch’a zöga a ‘scundén.
‘Na schiera da bzii sempr’in muvimênt,
‘na nüvla ad gälävrón ch’a vula contra vênt.
Tütt i dé a gh’era ‘n büjón
ch’a fniva sémpar cuj platón,
tütt i dé a gh’era däl grâni
ch’ändäva avanti par däl žmani
po’ d’impruviža a fniva tütt
cun ‘n occ’ mächè e ‘n quel dênt rut.
Che bèj têmp! Che nužtälgia!
Che bèj ricôrd, che älegrìa:
a gh’era Piero, i Pinèl’li, Rus’si e Lücian,
Scacioli, Mauro, Mižio e Gäetan,
al Nan’ni, Roberto, Cêsco e Pätén,
Geppo, Žilian, Perasso e Žanén.
Po’ a gh’era Marcél, a gh’ra Fol’li e Silverio
e ‘n quäldón c’ho žminghè par via ‘d l’artêrio…
In Corea a’gh mäncäva propria änienta
E gh’era quäži tütt par la sö genta.
A gh’era la verdüra ch’a vindîva Žcäläbrén,
gh’era l’Eventi cun quädèrèn e giurnälén.
A gh’era la Cuperätiva, Fiurintén e ‘l Cävälâr
e gh’era la pälta par chi ävreva fümâr.
Gh’era ‘na cêža cl’a pariva ‘n scatlón
fâta ‘d polistirolo e brüt’ta däbón
e bäžtäva un po’ ‘d vênt, äpêna ‘n žcuržén
par fêr tarmêr i vêdar e žpärpäjâr i säntén
e don Cämill cun l’aria da indiàn
l’intunäva <<Alleluja…>> e ‘l guärdäva luntàn.
In ‘na ca vèc’cia e scälžinäda,
‘na ca ‘d campagna ümda e mäländäda,
Dante Rästelli cl’era mia näžì iêr,
l’äva invintè al Bar del Quartiêr.
A gh’era ‘l cärti, gh’era ‘l flipper, gh’era infìn al bäbilòt:
Madon’na che pästìs, Madon’na che cäsòt.
Renato cun Jan’no contra Can’no e Bargón:
a l’era mia ‘na partîda, l’era ‘n ciclón.
<<Stros’sa t’ho dìt… A t’ži bon d’änienta,
stros’sa t’ho dìt, Magnäpulenta…
Jan’no l’e in cêža…! Mötäg un bäžtòn
che cun fânt e cavâl a fum’ma 61!>>.
Tra ‘na brižcula e ‘n trisèt
e ‘na partîda int èl cämpèt,
tra ‘n bel gîr in biciclèt’ta
e ‘l prìm bäžen a ‘na rägäžet’ta
a l’è päžè ‘n tòc ‘d’la nostra storia
cun d’j mumênt ‘d rabbia, cun d’j mumênt ‘d gloria…
Pü ‘d quarant’ân e sùm sincêr
sa žêr žö jocc a ‘m pära jêr,
e ‘v ricordi tüt’ti in bräghi cürti e cänuttiêra
a žcuriätâr da la mäten’na infin’na a sera…
Forži dentâr al cör s’è fermè ‘l têmp
parché a gh’sum’ma tüt’ti, a sum’ma tüt’t presênt…
‘Na schiera ‘d cävälèt’ti vistidi da garžón
näžcosti in tütt i büž, lughè in ogni cäntón…
Giancarlo Loreni (“detto” Patroclo)
La vìta l’é ‘na röda
“La vìta l’é ‘na röda”, dževa i nostar vècc’.
Quanda t’é giùän ät vè a la sö, ‘d cursa: t’intarèssa mîa se la füga* l’é elta, parché ‘d gh’è del fiè da vendar.
Pò ‘t cât un läûr, ät tè spuš, ät fè di fiö, ät tè fè ‘na pušizión, ät tribül a spärägnèr un quèll frânch e ‘t ven via däl Ca’ Uperäji, parché ‘t tè si tòtt ‘na bèlla ca’.
Ät pisti tânt äd chèll m…. ca maré nàsar du volti: vüna par pistèr èl m…, cl’ätra par cätäria-sö e impärèr a pistäria pö.
Ä ‘t vè incontra a di tribülämênt da mât, mo, t’äl sè žamò che la vìta l’é tanme l’acqua del mär: la ‘s muasta sempar, la ‘s pöl mîa bévar, mo la téna a gâla qùi ca nöda e qùi ca ‘n nè mîa bon ad nudèr.
Pò, quand ‘ät tâch a dîr: “Quanda s’era rägâs me…” ädiu; ät täch a blišghèr-žu da la füga.
Ät ciapa ‘l šmentimênt* e la nustälgìa: un pò parché ‘t cäpìss cl’ändäva änmèj quand l’ändäva pèss e pò parchè, quarantân fà, ät gh’äv quarantân äd menu.
E l’ura l’é bèll äbòtta müciäräs-sö tütti, vödr anmò ‘l faci di tò ämîgh äd giuentü, ca tè vdêv pö da ‘n pèzz. Soquânt j’en propria tanme te: j’han miss-sö ‘na bèlla budriga e j’en plätè. Pensa!… Ca s’erän mägr’impìcch e gh’ävän ‘na pänera ‘d cävì.
Mo la vuža l’é cumpagna, èl caratar l’é cumpâgn e cumpagna la mänera ‘d fèr.
Dävanti a soquanti scâji ‘d sälâm, un gäbâs d’änulén, un nadr äròst e ‘na penta ‘d ven, s’inizia a “fare memoria”, che non è solo un ricordare ma quasi un rivivere insieme fatti importanti e piacevoli banalità.
In mèžža a tütt i: “Ät t’arcordät quanda…Ät véna in menta che…?” sälta sempar föra tri sîd: un bèll prè par žüghèr e litighèr ; un bar cul juke-box e ‘l bäbilòtt, par cätäräs fnì i compit…Pò… ‘na rampa da scäli ca porta int na stansa cum l’üss sempar värt in šbânt… dentar un pretén, mägar ‘me ‘n ciôd, cum la vesta negra pü granda che lö, mo ca fäva ciär ‘me ‘na gròssa lüma. Veramente:
“un prete per chiacchierar”.
E propria lecsé, a la bon’na, t’è surbì cme ‘na spügna, äl robi ca conta däbón, i valori
ca téna in pé la tò vìta, parchè: “Nel cammino della vita, bisogna fare come il marinaio che, con la mano tiene il timone e, con l’occhio fissa le stelle”…
La dišgrasia pü gròssa ca ‘t pòssa cäpitèr intla vìta l’é cùlla da dvintèr un “don inütil”*… Chi non vive per servire, non serve per vivere”.
A la fen-fen, ät cäpìss ca t’é dât-da-mira ben äbòtta: ät gh’è ‘vì un prè vêrd par žüghèr, ‘na seša d’ämîgh par crossr inséma e…
cla lüma…cla lüma csé gròssa ca‘t cätäv anmò la strè anca sè‘t tè pardêv intla nòtta pü scüra.
Sì perchè, “strada facendo” non è importante ciò che hai, ma chi hai.
Fausto Negri
*salita
*scoraggiamenti
*intendi: persona inutile
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Venerdì 18 dicembre 2009 alle ore 21, presso la sala multimediale del Centro interparrocchiale di San Michele, è stato proiettato il film di Ivano Sartori e Luca Laurini su Don Camillo Mellini.
Dopo la visione del film “Don Camillo Mellini”
Vaganti suggestioni
ripensando a
DON CAMILLO PRETE DI FRONTIERA
I preti di frontiera hanno nel loro Dna cromosomi particolari: infatti, fin da piccoli si sentono chiamati per una missione speciale e intuiscono che tutta la loro vita sarà un dono.
I preti di frontiera si fanno le ossa studiando molto: ma alla fine i libri di dogmatica, di morale e di liturgia giacciono impolverati sui loro scaffali. La loro fede la vivono a contatto con la realtà.
I preti di frontiera, non appena ordinati sacerdoti, vengono mandati in posti di frontiera: magari in un oratorio con ragazzi turbolenti o in una periferia in cui non esistono punti di riferimento.
I preti di frontiera, allora, scelgono sistemi educativi per allevare “uomini di frontiera”: ad esempio, optano per lo Scoutismo.
Sono spesso incompresi, i preti di frontiera, pure dai loro confratelli e dai loro superiori. Vengono guardati con sospetto, se non derisi. Ad esempio, quando propongono “il nuovo” con entusiasmo, vengono “incoraggiati” col seguente adagio: «Se vuoi sbattere la testa contro il muro, fai pure!». Essi però “gettano il cappello oltre la siepe” e sanno già che un giorno forse lontano si darà loro ragione. Essi sono convinti che “non si cuce una pezza di stoffa nuova su un vestito vecchio”, così come “non si mette vino nuovo in otri vecchi”.
I preti di frontiera vanno alla ricerca dei profeti del loro tempo. Alle persone che intendono educare, essi fanno così conoscere: “La Nuova Frontiera” di J.F. Kennedy, la nonviolenza di Gandhi e di M. Luther King, l’esperienza ecumenica di Frère Roger di Taizé, la famiglia allargata di don Zeno a Nomadelfia, l’esperienza pilota di Danilo Dolci a Partinico in Sicilia, l’“I care” (“Tutto m’interessa”) di don Milani…
Sono sognatori, “ i g’han mîa ad cunissión”, perciò corrono il rischio di non essere capiti e presi per ingenui. Essendo in frontiera, a volte sbagliano certo! Sono però convinti che il rischio maggiore, nella vita di una persona, sia quello di non rischiare mai nulla!
Sono di destra, di centro e di sinistra; impossibile inquadrarli in un partito, incasellarli dentro uno stereotipo, sistemarli all’interno di un’istituzione.
Pronunciano poche volte la parola “Dio”, ma tutta la loro vita sta a dimostrare che “Dio c’è” e che è vicino a ciascuno. Essi testimoniano che Egli ama tutti, ma ha i suoi preferiti: lo straniero, l’orfano e la vedova.
Loro… ci sono! Se hai bisogno, sai che loro ci sono!
Hanno sovente il portafoglio in mano e perciò sono spesso senza una lira. Sono poveri perché danno tutto. La porta della loro casa è sempre aperta, così come il loro cuore. Non tengono niente per se stessi, nemmeno la loro camera da letto, perché non ci dev’essere nessuno senza un tetto, un pasto, un posto dove calmare il cuore. E se non c’è un letto per riposare, si recupera un divano; e se non c’è un divano, una sedia per sedersi e un tavolo su cui appoggiare la testa si trovano sempre [bel “pungolo nella carne” per tutti noi, appartati nei nostri appartamenti!].
Questi preti sono “orsi solitari”, “esploratori di confine”, razza rara in via di estinzione.
Amabili ma non molli, appassionati ma non fanatici, semplici ma non sprovveduti, umili ma col potere di cacciare i demoni che infestano la vita di tanti, indifesi ma capaci di camminare sopra serpenti e scorpioni.
P.S. C’è un antico detto che fa: : «Quando sei nato, tu piangevi e tutti attorno a te sorridevano. Quando morirai, fa’ sì che sia tu solo a sorridere e che piangano tutti gli altri attorno a te.
Vedendo il film di Sartori-Laurini su “Don Camillo Mellini” ho pianto molto, così come mi si inumidiscono gli occhi quando ripenso a lui, “padre” spirituale di una famiglia numerosa.
Allora alzo gli occhi al cielo, rivedo tra le nuvole il suo profilo un poco sgraziato e immagino che stia guardando tutti noi, dalla sua beatitudine infinita, con quel sorriso appena accennato, un po’ malizioso ma sempre sincero e benevolo!
Fausto Negri
Preghiera della mamma di Don Camillo Mellini
ritoccata il meno possibile dalla vernacolista borghigiana Claretta Ferrarini
[Era la preghiera che recitavano i bambini prima di andare a letto, agli inizi del 1900]
Äm nin vâgh a lètt
Cum Domine parfètt
Cum Domine mägiûr
Cum Crist èl Sälvätûr
Cum l’angil in biânch
Cum èl Spirit Sânt
Cum la Vergine Marìa
e tütt j’angil in cumpänìa
Èl me angil bon
Èl me angil ciär
Tena d’òcc’ l’alma mia
Infin ca vèna ciär
Fäls èl nemîgh
Ca ‘l nè mè véna a tintèr
Gnan in vìta
Gnan in pont äd morta
A lètt äm nin vâgh
L’alma mia a Diu la dâgh
La dâgh a S. Michêl
Ca’l la monda e ca’l la manda äl bon Gesü
A lètt a-sum ändè
Quatar sânt a-g’ho cätè
Dü da cò e dü da pé
In mèžža ‘l ciêl äv ni ‘ndè
Äl dîž ca dorma
Ca m’arposa
Dîgh ca ‘l mè faga mîa insugnèr ‘na brütta roba
Mädunen’na bèlla-bèlla
Sidîv-žu intla me cämren’na
Stè mîa pö in pé
Fin quanda l’alma la resta ché
Däm tanta vìta e tanta forsa
Fin quanda i me pchè i sè šmorsän.

Il Comitato Esecutivo ha stilato una lista del materiale occorrente per arredare
la Casa di S. Pietro.
Chi vuole contribuire, con la quota che ritiene opportuna, può rivolgersi a
Stefano Laurini, presso il negozio di via Gramsci (davanti alla Scuola Media “P. Zani”),
oppure effettuare un bonifico bancario.
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Il 29/09/09 presso la sala Taddei in Largo Leopardi sono iniziati i corsi di alfabetizzazione per gli stranieri con la collaborazione della Caritas Diocesana e del Comune di Fidenza. Le lezioni si effettuano Martedì e Venerdì dalla 14,30 alle 16,00 e sono tenute gratuitamente dai maestri Ileana Farolini e Giorgio Gallicani con la collaborazione di altri insegnanti: Elena Cassani ed Ennio Maffini.
Ad aiutare individualmente gli studenti intervengono dei volontari che facilitano l’apprendimento della lingua e l’inserimento nel gruppo.


